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La necropoli si sviluppa lungo le scoscese pendici di Cozzo San Giuseppe (m. 737 s.l.m.) a circa 3 Km dal centro abitato di Calascibetta. L'area era in passato percorsa da piccoli torrenti provenienti da nord e da sud le cui acque, abbondanti, hanno lasciato traccia nella lussureggiante vegetazione che attualmente interessa la zona. Sul versante meridionale del rilievo si addensa un gruppo consistente di tombe a grotticella che costituiscono il nucleo centrale della necropoli, la quale si estende anche sugli altri versanti del colle, benchè con un più esiguo numero di sepolture.

Allo stato attuale delle ricerche, non si conosce l'esatta ubicazione dell'abitato pertinente alla necropoli, che sembrava andasse ricercato sulla sommità di Cozzo S. Giuseppe, in una posizione dominande e raggiungibile esclusivamente da N.E . Tuttavia, le esigue tracce di frequentazione individuate in  quest'area lasciano ancora aperta la questione della probalile ubicazione di un villaggio che a giuducare dell'ampiezza della necropoli di cui si serviva doveva essere molto esteso.
L'utilizzo della necropoli di Realmese copre un periodo alquanto esteso, di cui è stata proposta una suddivisione in due fasi principali: La prima, di età protostorica (dalla metà del IX sec. alla prima metà del VII sec. a.C.) è seguita da una seconda di età arcaica (metà VII sec. - secondo quarto VI a.C.).
L'area della necropoli interessata da l maggiore numero di tombe occupa le zone più scoscese del Cozzo; alcune di esse sono, infatti, irraggiungibili. Si tratta di sepolture a grotticella artificiale direttamente aperte sulla bianca roccia calcarea. Generalmente di ridotte dimensioni, tranne qualche caso eccezionale, presentano in prevalenza forma circolare, talvolta rettangolare, mentre non è documentata la presenza di vestiboli o corridoi d'accesso.
La maggior parte di esse è dotata della copertura a volta convessa tipica delle tombe a forno, ma sono documentati anche soffitti piani. Non mancano tombe a pianta irregolare (absidata, poligonale), benchè si tratti di casi rari.
La manomissione, nel corso dei secoli, delle sepolture ha reso al quanto difficile, nella gran parte dei casi, l'individuazione del rituale funerario. Lo sconvolgimento degli ossami e, a volte, la totale mancanza di essi non ha consentito sempre una facile lettura. Tuttavia è stato possibile evidenziare la netta prevalenza di sepolture ad inumazione collettiva, di tradizione indigena, di cui si ha analoga testimonianza nella vicina necropoli della Calcarella. Il massimo numero di defunti inumati all'interno di un'unica grotticella, quasi certamente appartenenti alla stessa famiglia, è di undici. Sono comunque documentate sepolture a deposizione singola, doppia, tripla e quintupla. Difficile inoltre risulta stabilire il sesso dei defunti, dal momento che non sono state condotte analisi su i resti ossei. In assenza di queste, si è fatto ricorso allo studio dei materiali ed al confronto sistematico con i corredi di altre necropoli protostoriche (ad es. Madonna del Piano di Grammichele), riuscendo a distinguere le suppellettili tipicamente maschili da da quelle femminili.
Se, da un lato, i coltellini a fiamma, gli anelli digitali, gli orecchini e le collane sono considerati di esclusivo uso femminile, dall'altro tipicamente maschili sembrerebbero i rasoi e le armi. Oggetti frequentemente attestati come fibule, gli anelli ornamentali ed i bottoncini a calotta sono da ritenersi di uso promiscuo. Singolare risulta l'assenza, nei corredi provenienti da Realmese, delle fuseruole, oggetti tipicamente femminili ed altrove ben documentati. Il fenomeno non è isolato (necropoli campane di S. Marzano e S. Valentino Torio) e sembra per altro rispondere ad una precisa scelta ideologica. La presenza, inoltre, di corredi miniaturizzati all'interno di alcune tombe ha consentito di interpretarle come sepolture infantili, dal momento che durante "l'età del Ferro siciliana" non esistono corredi miniaturizzati da scopo rituale in deposizioni di adulti.
Tracce della frequentazione del sito in epoca bizantina sono state individuate all'interno di una tomba a camera dell'età del Bronzo (XI- VIII sec. a.C.). Tale sepoltura presenta una pianta quadrangolare e la copertura è piana; all'interno sulla parete destra, si apre una grande nicchia, mentre a sinistra una bambina è stata intagliata sulla roccia. Le pareti laterali ed il soffitto presentano tracce di bruciato.